• Da “Winning.it” del 27/06/2013

    Lo Chardonnay secondo Ferrari, metodo classico da manuale in un tasting da sogno a Gusto Cortina.

    di Patrizia Pittia

     

    Cosa fanno due amiche una domenica di giugno per fuggire dal caldo afoso insopportabile della città?  Vanno a Cortina d’Ampezzo. Naturalmente  a Gusto Cortina , un evento che – recita lo slogan – intende promuovere il gusto, il territorio, l’arte e la cultura per valorizzare il meglio del made in Italy: aziende vinicole, artigiani del gusto,  arte, convegni.  Per questa seconda edizione  le location  sono gli hotel storici del centro della cittadina, perla delle Dolomiti.

    Donatella Briosi, la mia amica, per chi ancora non lo sapesse, ha organizzato ogni cosa. Il programma prevede una visita all’Hotel de la Poste, la struttura alberghiera più centrale e storica di Cortina, frequentata da personaggi importanti. E’ qui, nella elegante hall che troviamo scenari di vini e peccati di gola con i banchi di degustazione e assaggio . Arrivate, ci accreditiamo e ci viene dato un bracciale di colore rosso che ci servirà per entrare anche negli altri hotel e partecipare alle diverse degustazioni.  La  Dona ha voluto sorprendermi  e ha prenotato per una degustazione emozionante: lo chardonnay secondo Ferrari, la storica azienda Trentina che ha portato in Italia il metodo classico.

    Entriamo nella sala immensa,  affrescata con grandi lampadari ai soffitti . E già affollata, Incontriamo molti amici produttori: un saluto a Mirella Terraneo dell’azienda Castelvecchio di Sagrado, sempre attiva ed elegante. Poi un giovane produttore rampante, Cristian Specogna, dell’azienda Specogna di Rocca Bernarda, nei Colli Orientali del Friuli, assieme alla bella fidanzata Violetta.  E’ l’occasione per degustare  l’ultimo nato: Duality, un Sauvignon che proviene da due diversi appezzamenti, esposizioni diverse e cloni diversi: una selezione delle uve per questo vino molto interessante con una bella evoluzione nel tempo.

    Fra i tanti, un  banco di degustazione attira la mia attenzione: Champagne Encry. Pensate che i proprietari sono italiani. Mi viene in mente che la mia collega “angel” Sara Vani lo scorso anno aveva scritto di loro: l’azienda si sviluppa in pochi ettari nelle migliori particelle della Champagne, nel cuore della Cote de  Blancs  nel villaggio di Le Mesnil Sur Oger. Ci accoglie Nadia Nicoli, elegante moglie di Enrico Baldin, che assieme a lui è riuscita a realizzare questo sogno.  L’etichetta  della bottiglia è molto fine: nera con la scritta bianca Vue Blanche Estelle.  Scelgo di degustare il loro Brut Zerò, chardonnay in purezza, 36 mesi sui lieviti:  che belle bollicine, molto fini, naso intenso con note agrumate e minerali; in bocca una freschezza che lascia senza  fiato, citrino, molto avvolgente.

    Incontro poi con piacere Monica dell’azienda Lis Fadis  di Spessa nei Colli Orientali del Friuli, un’azienda stupenda di cui ho scritto lo scorso anno. Monica vuole farmi assaggiare il lMerlot del peduncolo rosso Gian, un vecchio clone recuperato in zona: molto intenso al naso, frutta rossa, ciliegia e cassis; in bocca stessa  intensità gusto olfattiva, tannini morbidi ed eleganti: un gran vino!

    Sono già le 14 ed è ora di avviarci vero la  sala dei prodotti gastronomici.  Ci sono anche le grappe Nonino della storica distilleria di Percoto e chi ti incontro? La grande Giannola che mi abbraccia calorosamente: è  presente lei a Cortina perché le figlie sono impegnate  all Vinexpo di Bordeaux. Dovete sapete, cari lettori,  che il premio  Nonino  Risit d’Aur è nato  nel 1975 per premiare i  vignaioli che recuperavano quei vitigni autoctoni che, altrimenti, per un errore burocratico, sarebbero stati condannati all’estinzione. Dobbiamo perciò ringraziare Giannola se – grazie a questo premio e dopo una lunga battaglia – i vitigni Schioppettino, Pignolo, Tazzelenghe e Ribolla  Gialla nel  1978 furono autorizzati  e nel 1983 raccomandati.

    Dopo diverse degustazioni e una succulenta pausa pranzo (fra burrata di Bettiol, Spech di trota di Armanini e cioccolato di Daniele Vestri), il tempo è volato.

    Usciamo in fretta dall’Hotel de la Poste  ci incamminiamo  verso l’Hotel Ancora, a 5 minuti, sempre attraversando il centro di Cortina. Tutto è pronto al nostro arrivo nella splendida  Terrazza Viennese. Ci accomodiamo in prima fila: posti limitati, solamente 30 persone. Incontriamo  Marcello Lunelli, enologo  vicepresidente del Gruppo Ferrari  e terza generazione assieme ai cugini: Matteo, Camilla e Alessandro.

    Richiamando la storia, come non ricordare il grande Giulio Ferrari, che, dopo gli studi agrari a San Michele all’Adige e all’Ecole di Montpellier, lavorò per diverse maison della Champagne, da cantiniere a degustatore, appassionandosi a questi spumanti. Fu il primo a imnportare dalla Francia il vitigno Chardonnay. Nel 1902, a 23 anni, tornato in Italia,  avviò un’azienda per la spumantizzazione.  Nel  1952, non avendo figli,  vendette tutto alla famiglia Lunelli, commercianti di vini con una  storica enoteca a Trento, con la promessa che l’azienda  avrebbe sempre mantenuto il  nome Ferrari. Giulio Ferrari rimase a lavorare in azienda, come direttore tecnico, fino alla morte avvenuta nel 1965.

    Ma torniamo alla degustazione. Assieme a Marcello Lunelli c’è il giornalista esperto di vino internazionale Ian D’Agata, autore di pubblicazioni e articoli  su testate di tutto il mondo. Marcello spiega  che l’azienda è seguita da sei agronomi e ben otto enologi: dal 2010 si segue un protocollo con uso di rame e zolfo, senza diserbo chimico, né prodotti di sintesi sistemici. Una viticoltura salubre e sostenibile di montagna.

    Iniziamo la degustazione con un vino fermo: il Villa Margon 2010 Trentino Bianco Superiore, un uvaggio da Chardonnay 80% e Sauvignon Pinot Bianco e Incrocio Manzoni: i vigneti di Villa Margon si trovano nella parte alta di Trento – racconta Marcello – dove è stata acquistata  nel 1987 la villa Rinascimentale del 500, sede di rappresentanza del gruppo. Tasting – il 20% del vino è affinato in barriques, al naso note fruttate, giallo paglierino intenso, in bocca è molto fresco, sapido, di bella persistenza gusto-olfattiva, elegante, complesso, di sicura lunghezza nel tempo.

    Ed eccoci alle amate bollicine.

    Ferrari Perlè Magnum 2006 Trento Doc, Chardonnay in purezza. Coltivato da vigneti fra 300 e 700 metri di altitudine. Prima annata nel 1971: importante l’escursione termica  per la maturazione dell’uva e per mantenere l’acidità, cinque anni sui lieviti. L’annata 2006 è stata straordinaria per le uve del Trentodoc. Al naso una grande complessità, note fruttate, crosta di pane e burro di arachidi; al palato è fine, setoso, sapido, minerale, di grande personalità.

    Ferrari Perlè Rosè 2006 da  uve chardonnay e pinot nero. Un rosa antico davanti ai nostri occhi; al naso molto intenso, toni di frutta rossa, ribes, melograno e un particolare agrodolce; all’assaggio ti sorprende:  grande struttura data dal pinot nero, mineralità e ritorno di note fruttate. Vino molto armonico, un interessante abbinamento con salumi affumicati.

    Ferrari Riserva Lunelli 2004, uno spumante nel ricordo di nonno  Bruno, frutto della tradizione: solo da chardonnay provenienti dai vigneti di Villa Margon. E’ questa l’unica etichetta Ferrari  la cui prima fermentazione avviene in grandi botti di rovere austriaco, tostate come ai tempi del nonno: sette anni di affinamento. Aspetto giallo paglierino dorato, al naso note aromatiche, minerali e speziate, grande acidità data da una annata con escursioni termiche significative che hanno determinato una maturazione aromatica lenta. Al gusto delicato, sapido, molto elegante e persistente con piacevoli ritorni di vaniglia.

    Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2001: è il cru di punta, da sole uve chardonnay dal vigneto di Maso Pianizza (altezza 600 metri), prima annata nel 1972. Questo vino riposa ben 11 anni sui lieviti ed è una creazione di Mauro Lunelli, solo nel  1978 lo chardonnay è stato iscritto nel catalogo Nazionale delle Varietà. Giallo dorato intenso; note di miele, frutta esotica, crosta di pane; bocca esplosiva, sapida,  minerale per un vino “da mangiare”, molto elegante: un fuoriclasse dell’abbinamento a tutto pasto.

    Ma non è finita e c’è la sorpresa riservata da Marcello Lunelli a tutti noi degustatori: un  Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1995: ben 18 anni sui lieviti, sboccatura 2011, definita l’annata del secolo perché molta piovosa, fredda, dal luglio caldo e con un rapporto uva/superficie fogliare unico.

    Alla vista un giallo dorato intenso, al naso una miriade di profumi: dalla torba al tartufo alla frutta matura. In bocca è fresco, molto persistente con note ossidative piacevoli: una meraviglia per un vino unico ed  irripetibile visto che nella cantina Ferrari sono rimaste pochissime bottiglie.

    Ora al termine della degustazione, non posso far altro che complimentarmi con tutti i Lunelli  per essere  riusciti a mantenere una fisionomia di azienda familiare da tre generazioni, nel ricordo del genio di Giulio Ferrari.

    Chiudo ora, cari lettori, con una frase trovata sulla parete del tunnel della Dolomitenstrasse, scritta da un militare della prima guerra mondiale: “Salve oh Cortina, delle Dolomiti sei Regina”.

     

    http://www.wining.it/it/events/642.html